L’Acropoli di Volterra: studi e scavi
Le indagini archeologiche sul santuario dell’acropoli di Volterra hanno permesso di ricostruire una sequenza storica e monumentale quasi ininterrotta che si estende per oltre quattro millenni, dall’età del Rame fino al periodo tardo-medievale
La riscoperta scientifica del sito ha seguito un percorso scandito da tre momenti chiave:
Doro Levi (1926): avviò le prime esplorazioni sistematiche sul Piano di Castello, mettendo in luce il lato orientale del Tempio B, ma i lavori furono presto interrotti.
Mauro Cristofani (1967-1972): per conto della Soprintendenza, identificò i resti dei due grandi templi di età ellenistica (A e B), gettando le basi per la cronologia della poleogenesi volterrana.
Marisa Bonamici (dal 1987): ha diretto campagne annuali sistematiche che hanno rivoluzionato la conoscenza del sito, esplorando il settore occidentale e rivelando le fasi arcaiche e i dettagli riguardanti i culti, anche grazie ad un approccio multidisciplinare legato allo scavo stratigrafico (archeologia, architettura, geologia).
Gli scavi stratigrafici hanno appurato che il santuario fu fondato in un luogo già occupato nei periodi precedenti:
1. Fase pre-santuariale (2300-VIII sec. a.C.): Le indagini hanno rinvenuto circa mille frammenti ceramici dell’età del Bronzo e del Ferro (FIG 2, 3, 4). Questi materiali sono stati recuperati in giacitura secondaria, cioè negli strati utilizzati per colmare e livellare le faglie della roccia o come riempimento all’interno dei podi dei templi ellenistici. Questo indica che l’acropoli era già occupato stabilmente e quindi fu, verosimilmente, il “centro propulsore” dell’insediamento protourbano
2. Fondazione del Santuario (VII sec. a.C.): Lo scavo sotto il Tempio A ha rivelato un tratto del primo temenos (muro di cinta) in pietra, datato al secondo quarto del VII sec. a.C. (675-650 a.C.), un caso unico per precocità nell’Etruria settentrionale (FIG 6, 8, 11).
3. Monumentalizzazione arcaica (VI-V sec. a.C.): Sono state individuate le tracce di un sacello decorato da terrecotte di stile campano e di un grande tempio tuscanico (circa 480 a.C.) i cui apparati decorativi testimoniano l’ingaggio di maestranze specializzate provenienti da Caere.
4. Età Ellenistica: Viene definito l’assetto monumentale più imponente con la costruzione del Tempio B (fine III sec. a.C.) e del Tempio A (metà II sec. a.C.) (FIG 9, 10).
5. Periodo post-classico: Dopo l’abbandono nel III sec. d.C., l’area vide la nascita di un quartiere medievale nel XIII secolo, rasato al suolo nel 1472 dalle truppe fiorentine.
6. Campagna di scavo 2014: Lo scavo di un settore ad est del Recinto I ha permesso di colmare una lacuna conoscitiva sulla prima età ellenistica (III sec. a.C.), documentando l’esistenza di attività produttive metallurgiche (una piccola fornace per il bronzo, scorie e crogioli) all’interno dell’area sacra.
Le indagini nel quartiere occidentale hanno rivelato un complesso sistema di cinque recinti all’aperto (FIG 6). Gli scavi sistematici hanno permesso di identificare:
Bothroi (fosse votive): installazioni interrate per convogliare libagioni (acqua, latte, succhi) direttamente nella terra, sede della divinità (FIG 12,13).
Depositi rituali: sono stati rinvenuti accumuli di centinaia di fiaccole in terracotta (FIG 14) e vasi iscritti con dediche a divinità come Démetra (in etrusco ati, “madre”) e una coppia primigenia, papa e chia (FIG 15).
















