Il Tempio Tuscanico secondo Vitruvio

Secondo le regole descritte da Vitruvio nel Libro IV del suo trattato De Architectura, la progettazione di un tempio etrusco (o di ordine tuscanico) seguiva precisi criteri proporzionali e strutturali, noti come dispositiones tuscanicae (FIG 16, 17).

2. Fondazione del Santuario (VII sec. a.C.): Lo scavo sotto il Tempio A ha rivelato un tratto del primo temenos (muro di cinta) in pietra, datato al secondo quarto del VII sec. a.C. (675-650 a.C.), un caso unico per precocità nell’Etruria settentrionale (FIG 6, 8, 11).

Proporzioni e planimetria

La riscoperta scientifica del sito ha seguito un percorso scandito da tre momenti chiave:

Divisione dello spazio: La pianta del tempio, di forma quasi quadrata (in rapporto di 5 a 6 tra larghezza e lunghezza) doveva essere divisa in due sezioni principali. La parte posteriore (pars postìca) era chiusa e solitamente suddivisa in tre celle (cellae) affiancate, in rapporto di 3:4:3 tra loro, oppure con una cella e due ali laterali mentre la parte anteriore (pars antica) era generalmente un atrio aperto oppure delimitato da pareti laterali.

Disposizione delle colonne: Nella pars antica, Vitruvio prevede l’inserimento di quattro colonne in facciata e altre due poste centralmente nella fila retrostante, allineate con le pareti delle celle.

Orientamento: Seguendo le prescrizioni religiose della disciplina etrusca, l’ingresso principale doveva essere rivolto verso mezzogiorno (sud).

Il podio e la scalinata

Elevazione: L’intero edificio doveva poggiare su un podio rialzato, una piattaforma che fungeva da fondazione sopra il livello del suolo.
Regola del piede destro: Vitruvio specifica che la scalinata del podio deve avere un numero dispari di gradini (III, 4, 4). Questa regola serviva a far sì che il fedele, iniziando la salita con il piede destro, giungesse in cima al tempio poggiando nuovamente lo stesso piede, un accorgimento considerato beneaugurante.

Colonne e elevato

Altezza e diametro: L’altezza delle colonne era calcolata proporzionalmente alla larghezza totale dell’edificio. Vitruvio definisce anche il rapporto tra il diametro alla base della colonna (imoscapus) e quello alla sommità (summoscapus), garantendo una rastremazione della colonna.
Materiali delle pareti: Le pareti dell’elevato potevano essere realizzate in mattoni di argilla cruda (lateres), spesso supportate da un’intelaiatura lignea. Secondo Vitruvio, tali mura erano in grado di sostenere edifici a due piani se costruite con moduli specifici (disposti di lungo o di costa).

Il sistema di copertura (tetto)

Assenza di capriata: La tecnologia architettonica etrusca e quella romana descritta da Vitruvio per questi templi non prevedeva l’uso della capriata (truss).
Ordito ligneo: La struttura era composta da un imponente telaio di travi, generalmente in quercia o roverella. Lo schema prevedeva:
Mutuli: travi orizzontali poste sopra le pareti.
Trabes compactiles: travi trasversali accoppiate poste a sostegno del carico.
Cantherii e templa: strati di travi incrociate e inclinate che formavano le falde del tetto.
Gronde e pendenza: Vitruvio definisce la lunghezza delle gronde, che in templi di grandi proporzioni potevano avere una sporgenza notevole. Sebbene non menzioni esplicitamente l’inclinazione, le evidenze archeologiche suggeriscono angoli compresi tra 12° e 20°. Il tetto veniva poi completato con un sistema misto di tegole piane e coppi semicilindrici.

To keep connected with us please login with your personal info.

New membership are not allowed.

Enter your personal details and start journey with us.