L’architettura e la decorazione del Tempio A dell’acropoli di Volterra riflettono un momento di profonda trasformazione culturale e politica della città, segnato dal progressivo inserimento nell’orbita di Roma durante la metà del II secolo a.C.

Architettura e planimetria

A differenza del vicino Tempio B, che continuava a seguire il tradizionale canone tuscanico, il Tempio A adottò modelli architettonici di matrice greca, mediati dall’ambiente romano.

Dimensioni e Pianta: Si trattava di un edificio di dimensioni contenute, con una larghezza di circa 13 metri. La pianta era costituita da un’unica aula allungata (cella) preceduta da un breve pronao.

Podio e Accesso: L’edificio poggiava su un alto podio in cui era direttamente inglobata la scalinata di accesso, una soluzione strutturale che trova confronti puntuali nel tempio della Magna Mater sul Palatino a Roma e nel Capitolium di Cosa.

Tecnica Costruttiva: I paramenti murari furono realizzati in opera quadrata isodoma, caratterizzata da blocchi parallelepipedi di uguali dimensioni disposti tutti di taglio con i giunti verticali sfalsati tra un filare e l’altro.

Orientamento e valenza religiosa

Un elemento di forte rottura rispetto alla tradizione locale fu l’orientamento verso Nord-Est, opposto a quello di tutti gli altri edifici sacri del santuario (orientati a Sud-Ovest). Questa scelta non era casuale: la facciata era rivolta verso la regione celeste di competenza di Tinia (lo Zeus/Giove etrusco) nel suo aspetto uranio e folgoratore. Gli studiosi ipotizzano che la costruzione del tempio segni lo “scorporamento” dell’aspetto celeste della divinità maschile dalla coppia fondatrice originaria del santuario.

Culto e divinità

Il tempio era dedicato alla coppia delle divinità fondatrici del santuario e della città, identificate nelle iscrizioni come papa (figura assimilabile a Dis Pater, dio della fecondità della terra) e xia (la sua sposa, equivalente a Uni/Hera). La devozione verso questa coppia è confermata dal ritrovamento di vasellame di uso rituale (coppette e piattelli) marchiato con i segni χ e z (forse per zan, genitore).

Apparato decorativo

Sebbene l’elevato del tempio sia andato quasi completamente perduto a causa delle spoliazioni e delle sovrapposizioni medievali, le indagini hanno permesso di recuperare alcuni elementi significativi:
Fregio fittile: È documentata la presenza di un fregio in terracotta ad altorilievo, il cui tema iconografico resta tuttavia incerto a causa della frammentarietà dei resti.
Modanature: Dalla base del podio proviene un blocco modanato decorato con plinto e cavetto.
Finiture interne: Frammenti di intonaco bianco e rosso suggeriscono che le pareti potessero essere dipinte.

Inquadramento urbanistico

In linea con il gusto scenografico del tardo ellenismo, il Tempio A fu circondato da uno stradello basolato (pavimentato in pietra) che lambiva il podio e fu inserito in un nuovo temenos (recinto sacro) che regolarizzava l’area mediante lunghi tratti murari in opera quadrata isodoma. L’edificazione di questo tempio portò alla definitiva obliterazione di strutture precedenti, come il Recinto I e alcuni vani di servizio del III secolo a.C.

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